Cento anni fa l’appello ai Liberi e Forti di Don Luigi Sturzo.

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 IERI COME OGGI

“Errore è il credere che un partito esaurisca le sue forze nell’attività parlamentare o governativa. Quell’attività è una parte, la più visibile, la più rilevante, la più difficile e in determinate circostanze non è neppure la prevalente. Se pensassimo così, saremmo allo stesso livello della democrazia borghese che non aveva dietro di sé un partito ma le clientele. Un partito è per le idee che agita, per gli interessi morali e materiali che tutela, per l’azione riformatrice che crea”.  (Luigi Sturzo)

Cento anni fa, il 18 gennaio 1919, il Prete di Caltagirone Don Luigi Sturzo, con  “L’appello ai Liberi e Forti” imprimeva una svolta al panorama politico del Paese. I Cattolici, fino a quel momento impegnati solo nei Municipi, scesero in campo. Il loro impegno in politica, infatti,  era condizionato dal “Non Expedit”, imposizione con cui la Chiesa dopo l’Unità d’Italia aveva proibito ai Cattolici l’impegno diretto nella Politica parlamentare. Però, dopo la fine della prima Guerra Mondiale e con il Paese in una difficile condizione economica e sociale, non si poteva più stare a guardare. E così quel Prete di Caltagirone che, insieme ad altri, aveva stimolato in precedenza i cattolici ad occuparsi delle questioni relativi al governo dei Municipi (come li chiamava Sturzo), impresse una svolta forte. Un appello alla mobilitazione per creare un terzo polo tra il Raggruppamento liberal-borghere e quello socialista. La risposta arrivò alle elezioni Parlamentari dello stesso anno. Il Partito Popolare Italiano prese 100 parlamentari.  Cosa diceva Sturzo nell’Appello? Diceva che il Paese era segnato da una grave crisi post-bellica e che le forze liberali al Governo non erano in grado di risolvere, ammucchiati nei loro affari, nei loro interessi e nelle loro clientele. Dall’altra parte vi era una sinistra che ruotava intorno al Partito Socialista che si stava caratterizzando con una protesta violenta nelle fabbriche e nelle campagne. Una protesta che sfociava nella violenza sistematica, tanto che  il 1919/1920 venne definito  come il “Biennio Rosso”. Quell’appello fu l’estremo tentativo di imprimere una svolta al Governo del Paese, per trovare un equilibrio tra Conservazione liberal-borghese e rivoluzione socialista.  Vi erano idee tese alla salvaguardia delle libertà, delle autonomia locali, della scuola privata e la forza nella democrazia. L’ispirazione era cattolica, ma il Partito era aconfessionale. Tanto che nel nome non venne usato né il termine Cattolico né Cristiano. Da quel 18 gennaio 1919 partì una grande novità per il Paese. Una novità ricca di speranza, ma poi tutto finì in quella Marcia che, inizialmente, appariva come una specie di goliardica protesta. Tutti sappiamo come andò a concludersi. Finì la democrazia, finirono le libertà, vennero eliminati gli avversari politici (Matteotti venne ucciso, Sturzo fu costretto ad un ventennale esilio), e il Paese precipitò nella DITTATURA.

Ecco, a volte la storia maledettamente si ripete. Speriamo che non sia così anche questa volta!!!  

 

 

Licio Di Biase -

Coordinatore Regionale Democratici e Popolari per l’Abruzzo

 

                                            “Democratici e Popolari per l’Abruzzo”                       

                Via Conte di Ruvo, 139 - Pescara

 

“Democratici e Popolari per l’Abruzzo” alle Regionali con la lista “Centristi x l’Europa – Solidali e Popolari con Legnini”

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Il Movimento “Democratici e Popolari per l’Abruzzo”, di fronte alle allucinanti condizioni del panorama politico del nostro Paese, intende sollecitare l’impegno di donne e uomini di buona volontà per valorizzare energie giovani ed esperienze collaudate. Questo per fornire risposte adeguate al governo delle istituzioni, soprattutto a livello locale. Il movimento guarda con preoccupazione alla condizione di isolamento dei Municipi, in cui Sindaci ed amministratori sono lasciati alla mercè delle emergenze frutto di errori di programmazione, di sovrapposizioni e di mancanza di risorse. Il territorio necessita di una rilettura delle modalità di governo e il movimento ha posto grande attenzione alle elezioni del 10 febbraio della Regione Abruzzo, aprendo una fase di riflessione progettuale per fornire sollecitazioni, idee ed esperienze e partecipando attivamente alle elezioni stesse con la lista “Centristi x l’Europa– Solidali e Popolari con Legnini”, sostenendo con determinazione la candidatura a presidente di Giovanni Legnini e lavorando all’ articolazione di una coalizione plurale, democratica, costituzionale e desiderosa di un’Europa con al centro la giustizia sociale e non le lobby e gli speculatori.

Il movimento, inoltre, pone al centro della propria riflessione ideale il documento “Se ne parli”, frutto di un intenso lavoro di confronto sollecitato in quasi due anni dal “Laboratorio Spataro – scuola di formazione per il popolarismo nel Paese e nelle istituzioni” e che fa riferimento ai principi e alle idee di fondo che hanno caratterizzato l’esperienza del cattolicesimo democratico e popolare. Il programma è pubblicato sul portale www.terzomillennio.eu.

Questo processo va concretizzato non con una nostalgica riproposizione di simboli e nomi superati dalla storia, ma attualizzando  quell’esperienza e calando i principi nell’attuale contesto politico che appare confuso e inappropriato a fornire risposte al Paese. Il movimento partecipa alla riflessione in atto nella Rete Bianca, contenitore in sintonia con i contenuti  del cattolicesimo democratico e popolare.