PROROGATA LA MOSTRA “Pescara Real Piazza” , dedicata alla Piazzaforte di Pescara. Fino al 13 febbraio 2015.

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                    L’ASSESSORATO ALLA CULTURA DEL COMUNE DI PESCARA

E   L’AURUM-LA FABBRICA DELLE IDEE

ORGANIZZANO

“Pescara Real Piazza

Per il recupero e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale dell’area del perimetro della piazzaforte.

Prolungata la mostra sulla Piazzaforte di Pescara

presso l’Aurum 

 Rimarrà allestita fino a venerdì 13 febbraio 2015 

orario: 8/13 - 15/19

 (CONTINUA) 

Si allunga fino a venerdì 13 febbraio la mostra documentaria Real Piazza, in corso all’Aurum dal 17 gennaio per raccontare storia e fasti dell’antica piazzaforte della città. Una mostra che unisce i due assessorati a Patrimonio culturale e Cultura, con il coordinamento del responsabile degli eventi Licio Di Biase, anche curatore della mostra. Tante le visite avute nelle settimane ufficiali, da spingere l’Amministrazione a prolungare l’esposizione dei documenti, delle tavole e disegni che attestano storia e ubicazione della fortezza di Pescara.

Con la mostra corre un progetto elaborato dal Dipartimento di Architettura dell’Università  d’Annunzio per la valorizzazione del perimetro della fortezza, che andava da via Conte di Ruvo a via Caduta del Forte, dalla ferrovia a Ponte Risorgimento che sarà evidenziato in luce perché in modo simbolico la fortezza si mostri. Progetto che prevede anche la possibilità di recuperare quelli che furono antichi spazi della piazzaforte, sotterranei da recuperare o da ritrovare scavando dove si può per riavere un contatto anche fisico con l’antico edificio. 

 

“Pescara Real Piazza”

 

Il progetto

 Un progetto per concentrare l’attenzione della città su un’area che per tre secoli è stata sede di una delle più importanti strutture difensive del Regno delle Due Sicilie (prima,  Regno di Napoli): questo è il senso del progetto che si intende proporre all’attenzione della città di Pescara. L’idea è nata dall’acquisizione della consapevolezza che segmenti della Piazzaforte spagnola, realizzata nella seconda metà del 1500 e abbattuta dopo l’Unità d’Italia, sono ancora recuperabili e visibili. Ma da tale iniziativa è scaturito il desiderio di andare oltre e fare di più: trasformare l’area delimitata dal perimetro della Piazzaforte nel cuore pulsante storico-culturale della città. E questo per far toccare con mano, per far assaporare ai pescaresi un mondo che non c’è più. Il Progetto “Pescara – Real Piazza” è un’iniziativa dell’amministrazione  comunale di Pescara.  

Il Progetto si articola nei seguenti punti:

 1 – Rendere riconoscibile il perimetro della Piazzaforte attraverso  la pavimentazione, estendendo quella già esistente nel cosiddetto centro-storico.

 2 -  Recuperare le vecchie mura della Piazzaforte ed, eventualmente, luoghi sotterranei; per tale iniziativa si intende operare in due fasi: inizialmente si interverrà nel rilevato FF.SS di fronte a Rampigna e poi in Via Orazio.

 3 – Rendere visibile e riconoscibile gli elementi storici e culturali racchiusi nel perimetro della Piazzaforte, attraverso un censimento ed un’attenta catalogazione.

4 -  Pubblicare GLI ATTI dell’iniziativa “Pescara Real Piazza”  tenuta  nel 2013.

5 – Valorizzare tutto il patrimonio di conoscenza sulla piazzaforte (video tridimensionale realizzato dall’Itis di Pescara, pubblicazioni varie) e realizzare altro materiale conoscitivo ( nuovo dvd tridimensionale con annotazioni storiche e dettagli urbanistici)

6 – Realizzazione di una guida dettagliata per un percorso ragionato della “Real Piazza di Pescara”.

7 -  Individuazione di uno spazio/magazzino per la collocazione dei reperti rinvenuti nel territorio del Comune di Pescara e attualmente conservati presso vari magazzini della soprintendenza archeologica d’Abruzzo.

8 - La sede sarà posta nel Circolo Aternino.

L’obiettivo è fare un nuovo centro storico che non comprenda solo due piazze (Garibaldi e Unione) e tre strade (Via delle Caserme, Corso Manthonè e Via dei Bastioni), ma tutta l’area che era racchiusa nel perimetro della Piazzaforte, e questo anche per farne anche un museo diffuso.

 Padre Serafino Razzi il 5 novembre del 1574  si recò da Pescara, dove era giunto da Chieti, a Città S. Angelo e descrisse nella  pubblicazione “I viaggi in Abruzzo”, questo suo breve tragitto, illustrando in modo mirabile i luoghi:

Alli 5 di Novembre, detta la Santa Messa, ci partimmo da civita di Chieti, e ce n’andammo per la via del monte, e più lunga e più fallareccia, ma più ariosa e più asciutta verso la nominata fortezza, e Marchesato di Pescara, posta su la foce di detto fiume, e su la marina, quasi propugnacolo, a difesa di tutto l’Abruzzi. Sono da Chieti a Pescara intorno a otto miglia.  E’ Pescara una fortezza, fatta a disegno militare, e di mura e di sito quasi inespugnabile, bagnandola da un lato, anzi partendola  per mezzo il rapidissimo detto fiume da cui ella tiene il nome, e da un’altra il mare. E se ben ella è del Marchese di lei e del Vasto, il presidio non di meno è di spagnuoli. E per esservi l’aere cattivo, non è abitata per la maggior parte, se non da forestieri, che ci vengono d’altre provincie, e ci guadagnano assai quando ci stanno sani per la commodità del mare. Da questa fortezza - che deve essere di giro circa mezzo miglio, che vien divisa dal predetto fiume in due parti e dall’una delle quali si passa all’altra da un ponte stretto di legno -, havendo bevuto fuori a una osteria, e vedute alcune barche e navili che levavano botti d'olio, partimmo verso civita Sant’Angelo. E pigliando il viaggio accanto alla marina, per quattro o vero cinque miglia di pianura fino alla foce del fiume Salina, havemmo dilettevole andare.

 

Imperocchè pascevamo gli occhi di vaga verdura di mortella, e di pini selvatichi, che facevano quasi festoni alla riva del mare. Pascevasi ancora il gusto con la dolcezza della legorizia, che assai copiosa nasce in quella riviera, e ne portammo alcune grosse radici con noi, né ci fu malagevole di haverle, essendo state da uno aratore col vomero nel campo scoperte. L’udito parimente egli ancora havea l’atto suo secondo, e la operazione o sensazione, con ciò fosse cosa che il mare alquanto sdegnoso, con le sue spumose onde percotendo il litto si faceva da noi con non molto molesto mormorio sentire.

Questo sacerdote domenicano era stato mandato in Abruzzo a predicare i valori della Riforma, in quanto la parola, sia parlata che scritta doveva essere certamente il suo talento, come sottolineò Benedetto Carderi nell’introduzione ad una ristampa del libro di Padre Razzi. Era un grande e valido predicatore; tra il 1574 e il 1576 dimorò a Penne ed egli stesso ricorda che essendo stato mandato priore a Civita di Penna, in aiuto alla Riforma d’Abruzzi, predicai l’Advento e la Quaresima nel duomo di detta città e fra Anno le feste in chiesa nostra. Quindi, quando Padre Serafino attraversò, quel giorno del novembre del 1574, la zona litoranea che dalla piazzaforte conduceva a Città S. Angelo, percorse la fascia costiera di Aprutium ultra flumen Piscariae  o  Castellum ad Mare. Come lui stesso scrisse, la zona era caratterizzata da pini selvatichi  e da  verdura di mortella. La zona pianeggiante di ultra flumen Piscariae,cioè la zona a nord del fiume, ovvero al di là del fiume Pescara, a quel tempo era, dunque, una distesa sabbiosa, ricoperta di pini (la famosa Selva dei Chiappini che, ripetutamente nel corso del cinquecento e del seicento fornì il legno per i lavori di costruzione e di restauro della piazzaforte), con piante di mirto, di liquirizia e di lentischi, arbusti legnosi non molto alti. Poi vi erano le aree per il pascolo e c’era una zona paludosa, non molto distante dalla piazzaforte.

(da “La grande storia. Pescara-Castellamare dalle origine al xx secolo” di Licio Di Biase

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Una città-piazzaforte del Mezzogiorno italiano:

 

Pescara tra XVI e XIX secolo

 

Senza dubbio, però, concreti effetti benefici sulla vita sociale ed economica del piccolo centro urbano adriatico - benché una Prammatica segnalasse la ripresa di attività marittime di una certa consistenza già nel 1558 - si fecero palpabili in termini assoluti non prima degli anni a cavallo tra la fine del ‘500 e gli inizi del XVII secolo. A favorirli, fu anche la particolare conformazione del perimetro eptagonale della piazzaforte, la cui struttura (prodotto di un vero e proprio topos fortificatorio ‘marittimo’ dell’epoca), ancora a metà del ‘600 sarebbe stata considerata una delle poche realizzazioni tecnicamente moderne dell’intero Mezzogiorno…Essa, infatti, presentando cinque bastioni sulla ‘propria’ riva destra a meridione e due su quella settentrionale nel territorio di Castellamare, inglobava al proprio interno sia il corso del fiume in prossimità della foce, sia il ponte (unico e prezioso collegamento tra le due sponde), sia infine tutte le tre principali vie terrestri sul luogo, caratteristica quest’ultima che ancora in una descrizione di fine ‘700 sarebbe stata considerata di decisiva importanza

(E. Fimiani, Una città-piazzaforte del Mezzogiorno italiano: Pescara tra XVI e XIX secolo, estratto da Le città del Mezzogiorno nell’età moderna a cura di Aurelio Musi - Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2000)

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La fortificazione di Pescara

 Pescara era, fino alla metà del cinquecento, un centro poco abitato, ma cruciale per il transito. Il porto era la base di scambi sia lungo la costa Adriatica che con l’altra sponda e con l’Oriente in generale. La città acquistò anche una notevole importanza dal punto di vista strategico, ma vi fu sempre una grande difficoltà per gli insediamenti stabili in quanto l’aria insalubre, malsana non creava i presupposti per una normale vita sociale. Nel 1559, comunque, si accelerarono i lavori per la fortificazione di Pescara, iniziati dopo che le autorità del Regno, nel 1510, e Carlo V in seguito avevano disposto dei lavori di semplice ammodernamento del porto e del sistema difensivo. Questo avvenne dopo che il Duca di Guisa, francese, tentò di occupare la zona centrale dell’Adriatico, difesa tenacemente dal Duca d’Alba Ferdinando Alvarez de Toledo, Vicerè di Filippo II, ai tempi di Papa Paolo IV Carafa. Il Regno di Napoli in quella circostanza rimase integro, però la vicenda indusse a fortificare varie piazzeforti marittime della costa sia adriatica che tirrenica.

Rientra in questa politica di rafforzamento la fortificazione di Pescara. L’obiettivo era di creare un grande porto in cui potessero raccogliersi le navi militari e quelle commerciali. I lavori di fortificazione vennero condotti tenendo in considerazione la preesistente città, la piazza ed il “ponte romano”, tanto che il “ponte” risultò eccentrico all’interno della fortezza, ma questo si rivelò un elemento positivo nella funzionalità del porto-canale in quanto la circolazione non aveva ostacoli. Il vero problema era l’insalubrità dell’aria, causata dalle paludi circostanti, che provocava la malaria, e questo impediva un forte popolamento sia dell’area intorno alla fortezza (chiamata Villa del Fuoco) che della stessa fortezza. Furono intrapresi lavori di bonifica, ma con scarsi risultati. A rendere ancora più difficile la vita all’interno della fortezza, era il fossato della piazza, del tipo “bagnato”, che determinava zone di acqua stagnante e mefitica. La situazione non migliorò e, in alcune fasi, si dovette ricorrere alla delocalizzazione delle forze nelle località collinari, lasciando la fortezza in una situazione di estrema debolezza. Comunque per Pescara erano previsti circa dieci fanti nei mesi di difficoltà per la navigazione, per arrivare ai 200 nella buona stagione (primavera-estate quando il rischio di incursioni via mare aumentavano notevolmente).

Scrisse Garibaldo:

[...] e rammenteremo che, regnando Carlo V e Filippo II, due volte ancora la Francia mandò a invadere il reame di Napoli per la via d’Abruzzo: essa prese Pescara nel 1527; ma nel 1556 il Duca D’Alba la sorprese e la arrestò presso Giulianova, quando già la piazza di Pescara non potea temere la mediocrità dell’assalto. La fortuna delle armi fu tosto consigliera di più franchi conati; cosicchè il Duca D’Alba volle che le fortificazioni della Piazza, incominciate da Carlo V sin dal 1510, fossero tosto proseguite e compiute(1).

Nel corso del ‘600 e del ‘700, finanche all’inizio dell’800, vennero fatti dei lavori di miglioramento della sicurezza e del sistema difensivo. I primi interventi furono fatti nel 1649-50, dopo i pericoli legati alla vicenda di Masaniello. Poi, dagli austriaci, dopo aver conquistato Pescara nel 1707. La maggior parte di questi interventi erano tesi a rafforzare le opere esterne, per rendere più ardui gli assalti, ma poco poterono questi rafforzamenti nel 1734 quando gli spagnoli riconquistarono la piazzaforte e il Regno. Nei lavori venivano utilizzati grandi quantitativi di legname, come quando nel 1653 furono abbattuti 8.785 alberi dalla selva del Salino, quindi a sud del fiume. Dal 1721 il ponte, quello romano, fu inagibile e sostituito, nell’attraversamento, da una “scafa” e da un ponte di barche, più centrale, all’interno della piazzaforte rispetto al vecchio ponte, di cui erano rimasti solo i piloni. Addirittura, per la ricostruzione delle mura vennero utilizzate le pietre superstiti del ponte stesso, ormai semi demolito. Nel 1810, ultimo intervento. Gioacchino Murat, Sovrano del Regno di Napoli, fece ricostruire il ponte, centrale, e soprattutto, levatoio, in modo da permettere il passaggio delle barche. Il decreto del 10 agosto 1815 stabilì che la piazzaforte di Pescara fosse di seconda  categoria. Un’ ultima considerazione. Nel 1835 ci fu un parziale intervento di bonifica delle aree paludose. Non vennero fatti dei veri e propri lavori di risanamento, ma semplicemente le aree furono riempite con sabbia di mare. Fu un intervento dal costo contenuto, rispetto al progetto iniziale che prevedeva una spesa notevole che il Sovrano non volle affrontare. Però, anche il parziale intervento fu utile per rendere l’aria meno insalubre.

La vita all’interno della piazzaforte era difficile:

All’interno della fortezza il problema della convivenza… fra le opere difensive e lo spazio interno occupato dalle abitazioni venne prendendo, forse autonomamente o sovrapponendosi a una casuale precedente impostazione, una soluzione non pienamente rispondente a nessuna di quelle date di solito dai teorici e dai pratici nel ‘500, le quali prevedevano piante radiocentriche con vie che dal centro si irradiano verso i bastioni e le porte; piante a scacchiera e piante di tipo misto con trame ortogonali e perimetro poligonale. Sulla sinistra del fiume le esigenze militari non ebbero antagoniste quelle civili, mentre sulla destra l’abitato venne disciplinandosi, lungo tre vie divergenti da oriente verso occidente, intersecate ortogonalmente da vie minori, con una discreta piazza per le esigenze civili davanti alla chiesa parrocchiale, con ampi spazi tra la parte edificata e i bastioni e le cortine, riservati alle esigenze militari e meno ampi e solo di comunicazione tra il bastione S. Antonio e quello di S. Rocco, e parzialmente fra questo e quello di S. Giacomo  (2).

(da “La grande storia. Pescara-Castellamare dalle origine al xx secolo” di Licio Di Biase 

1) G. Bucco,Pescara-Castellamare Adriatico  in Le cento città d’Italia, supplemento mensile illustrato del “Secolo” - 31 luglio 1902.

2) L. Lopez, in  Pescara - dalla Vestina Aterno al 1815 - L’Aquila, 1985.