Ex Montecatini di Piano d'Orta

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 Gli edifici storici dell'ex Montecatini di Piano d'Orta sono a rischio di abbattimento. Stiamo svolgendo un'azione a tutto campo per salvarne alcuni dei più significativi (che non hanno problemi di staticità e presentano un proprio pregio architettonico)  che potrebbero essere acquisiti dal Pubblico e trasformati in un polo museale della storia archeo-industriale gloriosa dell'Abruzzo e mineraria della Majella. In ogni caso il recupero valorizza e stimola  il processo di bonifica in corso...piuttosto che ostacolarlo. Temiamo che l'indifferenza possa far fare una brutta fine anche a qual poco che è rimasto a testimonianza della nostra storia...
Vi chiedo, se siete d'accordo, di aderire  all'appello (allegato) e magari di aiutare a farlo conoscere ad altre  persone potenzialmente  interessate.
Grazie.
Giovanni Damiani
 
 
 
EDIFICI SITO EX MONTECATINI DI PIANO D’ORTA: SALVAGUARDARE
UN’IMPORTANTE TESTIMONIANZA DI ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE
I sottoscrittori della presente
,
- condividendo l’iniziativa
promossa dalla Sezione Italia Nostra “Lucia Gorgoni” di Pescara con il
sostegno
del
Comitato “Bussiciriguarda”, costituito insieme
alle Associazioni
Ecoistituto Abruzzo,
Miladonnambiente e Marevivo
, finalizzata alla salvaguardia, alla bonifica ed al recupero del sito ex
Montecatini di Piano d’Orta, investito da un devastante processo di inquinamento nei confronti del
quale, con gravissimi ritardi, soltanto ora si pongono all'ordine del giorno proposte di azioni
organiche volte a rimuoverne e mitigare gli effetti;
- rimarcando che il sito in questione, sorto nel 1900 e chiuso definitivamente nel 1964, è stato per
lunghi anni luogo di produzione d’avanguardia nel campo della chimica e della rivoluzione agricola,
attraverso la messa a punto di innovativi fertilizzanti (valga per tutto il fatto che proprio in quello
stabilimento, nel 1904, è stata realizzata per la prima volta al mondo la fissazione dell’Azoto su
Carburo di Calcio, con relativa produzione di Calciocianamide che ha permesso di quadruplicare i
raccolti annuali mondiali di grano), tanto che al suo intorno si è sviluppato il villaggio operaio che ha
costruito la propria cultura e identità sulla crescita della fabbrica fino al punto di determinare, in
relazione ad essa, i principali rapporti sociali ed i principali luoghi aggregativi che hanno saputo
resistere persino ai trentasei bombardamenti mirati subìti durante la seconda guerra mondiale
proprio in funzione dell’enorme rilevanza strategica attribuita a questo sito industriale;
- considerato che nel corso delle ultime riunioni svoltesi presso il Ministero dell’Ambiente con la
partecipazione di rappresentanti della Regione e degli Enti Locali interessati, dell’ARTA e della ASL,
non è stato ancora prospettato un piano di risanamento condivisibile sia per debellare qualsiasi
residua preoccupazione sulla presenza in situ di materiale inquinante, sia per rendere più concrete
le possibilità di una successiva ripresa delle attività non industriali;
- ritenendo del tutto inadeguati e addirittura dannosi gli orientamenti relativi al risanamento
dell’insediamento chimico ex Montecatini di Piano d’Orta emersi nelle suddette riunioni, giacché essi
fanno registrare una grave sottovalutazione del valore intrinseco dei manufatti edilizi ivi esistenti, i
quali rappresentano invece un’importante testimonianza del processo di industrializzazione della Val
Pescara e della stessa storia industriale del Paese;
- giudicando, per l’appunto, i fabbricati ancora esistenti all’interno del sito - molti dei quali non
compromessi dal punto di vista statico - tali da presentare diversi elementi di pregio: dalle imponenti
strutture in cemento armato (tra le prime applicazioni costruttive) che configurano complesse e
suggestive spazialità; alle strutture voltate di ampia luce; agli eleganti paramenti in laterizio con
inserti strutturali in pietra locale; al valore identitario e memoriale per la comunità locale;
- sottolineando che la relazione tra tali edifici, inoltre, configura interessanti spazi esterni, poiché
caratterizzano il complesso come un unicum, passibile di un significativo recupero anche per
funzioni legate alle esigenze contemporanee;
- rilevando che tutte queste considerazioni appaiono del tutto assenti nelle prime determinazioni sul
sito, tanto che si ipotizza la demolizione dei fabbricati per pura comodità di cantiere,
in una confusa
ricerca di ruoli e responsabilità, mai finalizzati alla conservazione del patrimonio edilizio storico,
come se l’area di che trattasi fosse da considerare indifferenziata;
- valutando necessario il ribaltamento dell’impostazione fino ad ora assunta, nel senso che il
complesso edilizio industriale di Piano d’Orta non rappresenta una complicazione da rimuovere per
facilitare le operazioni di un risanamento dai contorni ancora incerti e non finalizzato alla
riqualificazione territoriale, bensì è una risorsa su cui puntare per il risarcimento ed il rilancio di un