Fonte Borea: riconsegnare alla città.

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Nel 2013 durante i lavori di rifacimento di tratti di strada tra via delle Fornaci e Via Fonte Borea del telegrafo venne alla luce la fontana che ha dato il nome alla zona: Fonte Borea. 

“Ne avevo parlato, a quel tempo” – ha dichiarato Licio Di Biase – “con i tecnici comunali per porre attenzione durante i lavori all’individuazione del rudere, di cui eravamo certi dell’esistenza, ma senza sapere il luogo esatto. Appena individuata la Fontana si ebbe subito l’impressione di una struttura almeno medioevale e mi adoperai, nella mia qualità di consigliere comunale delegato alla ricostruzione della storia della città, coinvolgendo l’Archeoclub e la Soprintendenza archeologica.
I lavori di recupero furono INIZIALMENTE condotti in modo perfetto con l’intervento della Soprintendenza, ma soprattutto col lavoro condotto dall’Archeologa Martina Pantaleo. Poi, è stato tutto dimenticato”. (CONTINUA)

 


Giulio De Collibus, Vice Presidente Nazionale dell’Archeoclub, a proposito dei lavori successivi al recupero ha sottolineato: “che il secondo cantiere, dopo quello iniziale che riportò alla luce la Fontana, è stato condotto non in continuità con l’archeologo Pantaleo, che lo aveva seguito fin dall’inizio. Questo ha determinato uno sperpero di risorse si è dovuto pagare l’archeologa, ma i lavori non sono stati utilizzati a causa del cambiamento di indirizzo dei lavori che ha prodotto danni ingenti alla struttura. La messa in luce completa della fontana, come si evince dalle foto, non è stata seguita dal relativo restauro, costringendo l’Amministrazione Comunale a ricoprire buona parte delle strutture emerse, lasciando in grave abbandono il resto che ormai rischia il totale depauperamento”.
Giovanni Damiani, presente alla ricognizione, ha dichiarato. “Questa fontana rappresenta un importante esempio di tecnica idraulica antica che ha permesso la realizzazione di punti d ‘acqua corrente e pura e che hanno consentito a loro volta lo sviluppo di nuclei di urbanizzazione delle colline adriatiche. Tale tecnica sfrutta la differenza di impermeabilità delle nostre colline. Elevata in alto e in grado di assorbire grandi quantità di acqua meteorica e impermeabile a media altezza che trattiene le acque. All’altezza di questo strato di saturazione delle acque venivano realizzate queste fontane e in epoca antica e medioevale erano ritenute sacre e presiedute leggendariamente da una ninfa”.


Il Comitato Pescaratutela