SE NE PARLI - DOCUMENTO N. 3 Idee per un’azione politica popolare e moderata - LABORATORIO SPATARO”

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Il Laboratorio Spataro propone delle riflessioni sulla politica dal titolo "Se ne parli", ripartendo dai concetti di fondo della politica pensata. Senza attardarci nelle polemiche della contingenza, Ti invito a leggere il documento n. 3.

SE NE PARLI - DOCUMENTO N. 3

Idee per un’azione politica popolare e moderata (CONTINUA)

 

Perché popolari e non populisti? 
Perché in politica non si deve parlare in prima persona al singolare, ma in prima persona al plurale. 
Il populista sostiene “che vuole bene alla gente” ed è portato a dare alla gente ciò che la gente vuole, il popolarismo è invece la condizione di governo in cui “si fa il bene delle gente” e quindi la condizione è non dare alla gente ciò che la gente vuole, ma fare le scelte per il bene della collettività, trasformando i bisogni individuali in scelte che favoriscano la crescita della collettività. 
Quindi una politica tesa ad arginare gli individualismi, i corporativismi e i particolarismi, sollecitazioni fondamentali dei populismi.
Occorre agire per il rafforzamento del senso della Comunità e dell’appartenenza.
Il populismo genera il Nimby, “non nel mio orto”, e “non ora”. Qualsiasi intervento della Stato è considerato un’invasione del proprio territorio: non qui e non ora. E così nascono le associazioni sul territorio che prediligono, a prescindere, il “NO”
Ecco, noi saremo per il “SI”, meditato e mediato

Perché moderati? 
La moderazione non è una condizione politicamente inconcludente, ma è la “qualità” della scelta e della risposta, e sono frutto della mediazione tra i bisogni della gente e la capacità di risposta delle istituzioni, ponendo al centro il feroce legame col territorio e non trasferendo il confronto e la vita sul Web, anonimo, anomalo, grigio, dispersivo, falso e impersonale, ma utile e non esclusivo.

Sistemi elettorali
In questa fase di grande confusione identitaria occorre lavorare per il superamento del bipolarismo e il ritorno al proporzionale, magari con lo sbarramento al 5%, come in Germania, dove il sistema regge da sempre. E questo per superare il becero bipolarismo divenuto ora allucinante tripolarismo, in cui ognuno cerca di adeguare la legge elettorale alle proprie esigenze. Ma chi lo ha detto che bisogna stare di qua o di là? 
Occorre ribadire che bisogna garantire a tutti la possibilità di espressione del voto. C’è la tendenza a voler digitalizzare il voto, col pretesto di risparmiare le risorse. La democrazia necessita di giuste risorse. Col voto elettronico verrebbero tagliati fuori dall’espressione fasce di cittadini e si creerebbero le condizioni per ovvie manipolazioni.