DOCUMENTO PER IL POPOLARISNO NEL PAESE E NELLE ISTITUZIONI

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“Quello che non accettiamo è che la nostra esperienza complessiva sia bollata con un marchio d’infamia” (Aldo Moro)

 

DOCUMENTO PER IL POPOLARISMO NEL PAESE E NELLE ISTITUZIONI

 

“LABORATORIO SPATARO”

Scuola di formazione politica

per il  popolarismo nel Paese e nelle Istituzioni

 

“Nessun processo, nessuna sentenza, lo ripetiamo una volta di più, può riscrivere la storia del nostro Paese. Nessun processo, nessuna sentenza può capovolgere gli eventi politici e i valori civili del dopoguerra. Nessun processo, nessuna sentenza potrà mai convincerci, né convincere gli italiani che noi discendiamo da una storia malfamata. Al contrario, la nostra è stata una storia meritevole e onorata. La rivendichiamo con convinzione come un valore”

(Marco Follini – 1° Congresso Nazionale Udc –Roma, 8 dicembre 2002)

 


SE NE PARLI


Questo documento è il frutto di incontri, riflessioni e dibattiti organizzati dall’Istituto di Cultura “Giuseppe Spataro”, ora “Laboratorio Spataro – scuola di formazione per il popolarismo”, e dal Coordinamento “Democratici Cristiani per l’Abruzzo”, ora “Democratici e popolari per l’Abruzzo”.   Vuole essere uno stimolo alla riflessioni dinanzi alla scomparsa di qualsiasi riferimento nello scenario politico contemporaneo al Popolarismo e al cattolicesimo-democratico. Ovvio, non vi è la presunzione della completezza e della definizione dei temi  e dei contenuti, ma vuole essere uno strumento per sollecitare la riflessione. Infatti, il titolo è: “Se ne parli”. (CONTINUA)

 

 

Idee per un’azione politica popolare e moderata

 


Perché popolari e non populisti?

Perché in politica non si deve parlare in prima persona al singolare, ma in prima persona al plurale. Il populista sostiene “che vuole bene alla gente” ed è portato a dare alla gente ciò che la gente vuole, il popolarismo è invece la condizione di governo in cui “si fa il bene delle gente” con un’azione riformista e quindi la condizione è non dare alla gente ciò che la gente vuole, ma fare le scelte per il bene della collettività, trasformando i bisogni individuali in scelte che favoriscano la crescita della comunità. Quindi una politica tesa ad arginare gli individualismi, i corporativismi e i particolarismi, sollecitazioni fondamentali dei populismi. Occorre agire per il rafforzamento del senso della Comunità e dell’appartenenza. Il populismo genera, ad esempio, fenomeni come il Nimby, “non nel mio orto”, e “non ora”. Qualsiasi intervento della Stato è considerato un’invasione del proprio territorio: non qui e non ora. E così nascono le associazioni che prediligono, a prescindere, il “NO”.

Una sana politica Popolare dovrà essere per il “SI”, meditato e mediato.

Ciriaco De Mita nel suo libro “Le vie del rinnovamento” ha scritto:  “L’interclassismo è questa formula di sintesi continua che, nel contrasto degli interessi, punti a costruire sempre, di volta in volta, nella società, le condizioni per risolvere i problemi e creare una continua  possibilità di evoluzione.Questa concezione non fu del solo Sturzo, ma plasmò la concreta esperienza storica della democrazia cristiana di De Gasperi e di Moro nella storia democratica del postfascismo (…).Perché la democrazia cristiana non può correre il rischio di essere forza moderata? Perché un partito popolare è riformista. Perché, se un partito non è riformista, non è un partito popolare, non può saldare insieme le contraddizioni degli interessi”.


Ma “anche” moderati? 

La moderazione non è una condizione politicamente inconcludente, ma è la “qualità” della scelta e della risposta, frutto della mediazione tra i bisogni della gente e la capacità di risposta delle istituzioni, ponendo al centro il feroce legame col territorio e non trasferendo il confronto e la vita sul Web, anonimo, anomalo, grigio, dispersivo, falso e impersonale, ma utile e non esclusivo.


“Una democrazia di massa in un Paese industrializzato deve necessariamente fondersi su un blocco sociale articolato in cui siano presenti classi diverse, interessi diversi, mediati da una proposta politica capace di realizzare una sintesi costruttiva e progressiva”  (Pietro Scoppola)


Princìpi e idee per un’azione politica popolare

 

Una forza popolare e democratica deve opporsi alle derive populiste e plebiscitarie. Questa opposizione può scaturire solo attraverso l’attualizzazione di idee e principi che appartengono alla storia del movimento cattolico. Non una rilettura nostalgica, ma la concreta attualizzazione di sensibilità per rispondere alle domande della società contemporanea. Le risposte non possono essere quelle legate ad una visione approssimativa e contingente.


 

Quelli della prima Repubblica saranno stati anche fetenti, ma erano colti, leggevano libri. Ho conosciuto Chiaromonte, Amendola, Moro. Ricordo che con Fanfani si parlava di Max Weber e della scienza amministrativa. Questi qua hanno avuto la play station. Non c'è passione, manca la cultura, la competenza”.

(Massimo Cacciari)


1 – La Libertà e le garanzie delle libertà dell’individuo.

Va ripensato il concetto della libertà tra visione estremizzata che porta ad atteggiamenti a volte anarchici e quella condizionata dai risvolti morali. E’ l’equilibrio che oggi manca. Una forza popolare deve porre la garanzie delle Libertà al primo posto.


2 –La proprietà privata.

Il problema  dall’invasione degli spazi individuali sia da parte del contesto istituzionale e che dei privati non è più sostenibile. Gli spazi privati vanno garantiti e salvaguardati nell’ottica della garanzia della proprietà privata, messa in discussione da scelte della sinistra invadente e non garante delle libertà individuali. La tutela dell’invadenza del proprio recinto, della siepe di cui parlava Gabriele d’Annunzio, è al primo posto. Se lo Stato non è garante di questa tutela, l’individuo deve poter tutelare i propri “confini”, magari non usando le armi, ma potendosi difendere.  Tutela della proprietà privata e dei segni di confine anche di fronte all’inevitabile processo di Globalizzazione.


3 – Giustizia Sociale.

Non si può ragioneristicamente attuare scelte che conservino la rigidità dei bilanci, ma non riducono le distanze sociali tra le classi e gli individui. Pertanto in un’ottica di Giustizia Sociale occorre garantire ai deboli, agli emarginati, alle famiglie e ai territori più in difficoltà, innanzitutto del Sud, il sostegno che non può essere racchiuso in rigide norme ingessate a garanzia di conti in ordine, come  il concetto tutto europeo  “dell’ aiuto di Stato” che compare ogni qual volta c’è un vantaggio per il territorio e per le popolazioni. Questo concetto va rimosso


4 - Ripartire dalla centralità dei MUNICIPI, secondo la tradizione sturziana.

 Sturzo impegnò i cattolici nel governo del Municipio, in quanto primo luogo di incontro del cittadino con le istituzioni. Tocqueville, che De Gasperi giudicava “uno dei nostri riferimenti”, diceva che il “Comune sembra che esca dalle mani di Dio”, ovvero è l’istituzione naturale. Leone Tolstoj diceva che “Se vuoi essere universale parla del tuo villaggio”. Una forza popolare deve essere radicato nel territorio. Deve essere la forza dei quasi ottomila Comuni italiani. Ripartire dalla vicinanza delle istituzioni ai cittadini. Il Web non può essere lo strumento che determina il contatto e sostituisce il rapporto tra cittadini e politica.


5 – Ripartire dalla garanzia degli spazi di partecipazione democratica. 

I Municipi necessitano di ampliamento dei consigli comunali e delle giunte che devono tornare ai numeri di rappresentanza precedenti le cosiddette riforme dei “tagli ai costi della politica”, che invece hanno tagliato la partecipazione. Sì ai tagli dei costi, no ai tagli della partecipazione democratica; così come sosterremo il ripristino dei consigli di quartiere per le città sopra 100.000 abitanti, ma la cui partecipazione dovrà essere gratuita. D’accordo, quindi, per i tagli ai costi della politica e non ai tagli della partecipazione politica e democratica. Tagli di gettoni e indennità, gratuità per la partecipazione ai Consigli di Quartiere. Meno spese, ma più partecipazione democratica.

 

6 -  Abolizione della cosiddetta legge Bassanini e rimodulazione dei rapporti tra organi, uffici e cittadini.



Per ridare potere operativo ai MUNICIPI e al Sistema Paese,  sosterremo l’idea dell’abolizione della Bassanini che ha lacerato il sistema burocratico-amministrativo del Paese, determinando lungaggini burocratiche che creano turbamenti nell’opinione pubblica a causa sia della mancate risposte che  delle risposte menomate o delle risposte fuori tempo massimo. E tali mancanze si ripercuotono sulla classe politica, inconsapevole dei disastri provocati dalla Bassanini e  dai dirigenti e funzionari che giocano a nascondino per non assumersi le responsabilità.


Riconsiderare l’idea dell’abolizione delle Provincie.

Appare  è più logico tagliare gli Enti proprietari e gestori del ciclo idrico integrato e dei rifiuti, che hanno prodotto una infinità di società più o meno pubbliche con Presidenti e Consigli di Amministrazione, ampliando i costi di gestione di questi settori. Invece sarebbe più opportuno  trasferire la gestione di questi servizi alle Province stesse a cui va ridata la dignità che merita e che ha sempre avuto nella storia del Paese. Sono le lobby  dell’acqua e dei rifiuti che vogliono il permanere delle competenze gestionali di questi servizi nella mani di Enti secondari.


Contenimento dello strapotere dei P.M.  

Problema che rientra nel disastroso rapporto tra politica e giustizia. Assistiamo ad arresti e avvisi di garanzia a iosa e poi accade che la stragrande maggioranza di queste procedure risultino prive di  reati e questo grazie alla grande attenzione  e competenza della magistratura giudicante. Questo modo di procedere dei P.M., oltre che diffamante per figure istituzionali colpite dalle inchieste, molte volte provoca anche attentati alla democrazia, in quanto i vertici degli Enti colpiti da arresti sono costretti alle dimissioni, e poi una volta assolti è palese che l’iniziativa giudiziaria ha determinato un vero e proprio colpo di mano, paragonato a quello militare. Questo è un atteggiamento da deriva plebiscitaria, ma cara alla sinistra forcaiola.


9 –Europa della politica e non delle lobby.

Su questo tema occorre aprire una fase di grandi approfondimenti. L’Europa è lacerata dai burocrati e dalle oligarchie economico-finanziarie, che nulla hanno a che fare con De Gasperi, Shuman e  Adenauer. Questa perdurante stagione ragioneristica, burocratica e lobbistica dell’Europa ha allontanato le popolazioni dal sentimento europeista.


10 - Cambiamenti antropologici.

Sembra profilarsi all’orizzonte radicali cambiamenti nei comportamenti dell’uomo. Non è più centrale la famiglia, ma l’individuo e questo cambia l’organizzazione della società. Ognuno vive la propria dimensione esistenziale come meglio ritiene opportuno, ma va proibito le volgari manipolazioni genetiche utili solo a creare mostri, ad annientare la famiglia e sollecitare i cambiamenti antropologici.



11 – Non solo Web: ma Web, con più carta.  

Il Web è un fondamentale strumento artefice del Villaggio Globale, ma è importante anche parlare del proprio Villaggio e lasciare i segni del passaggio della civiltà e questo avviene solo con l’uso della carta.  Riconsiderare il processo di totale smantellamento dell’uso della carta in tutti gli ambiti, pubblici e privati, e attenuare la rigidità di questo processo.


Queste sollecitazioni hanno il solo obbiettivo di non far prevalere il silenzio


Se ne parli!

 


 

LABORATORIO “SPATARO” -  Scuola di formazione politica per il Popolarismo

ISTITUTO DI CULTURA “GIUSEPPE SPATARO”

Via di Sotto, 41- 65125 - Pescara - tel. 3488286229  - www.terzomillennio.eu;  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ;