A proposito del progetto di recupero del Campo Rampigna

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Rampigna è un sito archelogico

A proposito del progetto di recupero del Campo Rampigna, come è stato più volte sottolineato (e non solo da me), è un intervento a rischio in quanto l’area è notoriamente di interesse archeologico. Ma siccome questa è la città senza memoria, ogni volta si ricomincia daccapo.

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Già in due circostanze i tentativi di intervento  non hanno avuto ditte partecipanti in quanto, dopo i saggi iniziali, si sono rese conto dell’impossibilità o della pericolosità (ovvio, per resti che possono bloccare l’intervento) e quindi le gare sono andate deserte. Perché c’è la consapevolezza dell’importanza  archeologico del sito? Perché, come ho riportato nel mio libro “La Grande storia – Pescara Castellamare dalle origini al XX secolo”, il sito di “Rampinae” (oggi, Rampigna) è stato un luogo in cui sono stati rinvenuti molti ed interessanti reperti archelogici, come scrisse V. Zecca nel suo lavoro “Tipografia e corografia maruccine studiate né monumento”, pubblicato a Chieti nel 1889:

 

… il Romanelli suppone ubicata Aterno di qua e di là dal fiume omonimo, in quella medesima area, dove Carlo V edificò la fortezza; argomentandolo dalle reliquie dé fabbricati, ancora superstiti a’ tempi suoi, dall’una e dall’altra sponda del fiume, segnatamente dallo speco sotterraneo, ad uso sepolcrale, ricordato dal Pollidori nella contrada ‘Rampigna’, e dagli avanzi di un tempio, che sorgea poco lungi, di forma rotonda, rivestito di pietre quadrate, con una porta verso oriente, a cui ascendevasi per vari larghi gradini.

A me pare attendibile la distinzione di Ostia Aternina dall’oppido Aterno; nella stessa guisa però che la parte differisce dal tutto, così solamente possono conciliarsi tanti elementi disparati, quali sono la duplice denominazione di ‘Ostia’ e di ‘Aternum oppidum’, che leggesi né monumenti e negli antichi itinerari; l’equidistanza che questi segnano di ‘Ostia’ e di ‘Aternum’ da ‘Castro novo’; gli svariati appellativi di ‘pago’, di ‘oppido’, di ‘città’ che danno ad ‘Ostia’ gli scrittori, e la ritenuta ubicazione di Aterno dall’una e dall’altra sponda del fiume.

E Pollidori scrisse, come riporta Zecca, che:

… nel sito detto Rampigna di là dal fiume, verso settentrione si fosse scoperto uno speco sotterraneo, in cui si trovarono tanti ordini di sepolcri con ossa umane, e coverti di lastre di marmo, sulle quali si lessero ignoti caratteri

E sempre Zecca sottolinea i rinvenimenti:

Aterno, l’attestano colà ubicata, in sito più o meno lungi dall’attuale caseggiato. In un’epigrafe funeraria si legge, che ‘Ulpia Candida’ aveva fatta apporla sul sepolcro del nocchiero ‘L. Cassio Ermodoro’, suo consorte, appartenente al collegio di Serapide in Salona, morto per mare e sepolto in Aterno: (Obitus) remanere in Aterno.

Al di sotto di un bassorilievo, che rappresentava una nave, dal lungo rostro, senza remi e senza veli, vedesi ripetuto il nome di Aterno, in questi termini…’ATERN. QUI FUIT IN COLL. ISID’.

Ed in un bronzo riportato dal Pollidoro, si fa ricordo di una statua eretta dai soldati Valeriani a Giove Aterno; cui forse apparteneva il tempio sopraccennato.

Ho voluto riportare stralci di brani tratti dal mio volume “La grande storia” perché le cose sono state dette (non solo da me), scritte (non solo da me) e dette e ridette (e non solo da me).

Ma questa è una città sorda! Rimodulo la proposta, ripetutamente fatta.

Facciamo dei saggi nell’area Rampigna e se vengono individuati resti importanti, individuiamo  una nuova area su cui realizzare un campo di calcio da denominare “Nuovo Rampigna”. E nell’area Rampigna realizzeremo il Parco archeologico, tra l’altro in una zona della città totalmente priva di spazi pubblici.

Ci risiamo. La città coccodrillo. Le lacrime sempre dopo!

 

 

“Pescaratutela” Laboratorio di Storia Locale – il responsabile

Licio Di Biase