POLITICA

L’Istituto di cultura politica “Giuseppe Spataro” - Scuola di formazione politica per il popolarismo ORGANIZZA Corsi di formazione

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L’Istituto di cultura politica “Giuseppe Spataro”

Scuola di formazione politica per il popolarismo

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Corsi di formazione politica

(continua)

Democratici e Popolari x l'Abruzzo

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Il movimento Democratici e Popolari x l'Abruzzo, che alle recenti elezioni regionali ha sostenuto la lista "Centristi x l'Europa - solidali e popolari con Legnini", ritiene il risultato come una conseguenza del crollo della partecipazione degli elettori che si è fermata a poco più del 50%.... E ora, alla luce dell'esperienza di Legnini che ha conseguito un onorevole 31%, si parla della possibile novità rappresentata dalla coalizione che si è articolata intorno... alla sua iniziativa e della nuova proposta di un centro-sinistra plurale, democratico, costituzionale e che guardi ad un'Europa ricca di giustizia sociale e non di lobby e affari.
Ma non si può pensare di tenere insieme forze ricche di idealità senza entrare nel merito dei problemi.
Oggi la Lega parla (con voce populista e popolana) di sicurezza e sembra che gli italiani siano più attenti alla sicurezza che al lavoro.
Peraltro è palese che le città appena fa buio chiudono i battenti e si circola sui pullman e nelle metropolitane con gravi rischi e le aree centrali delle città, quelle delle stazioni, sono i luoghi più insicuri del Paese.
E poi le violazioni violente della proprietà privata con l'orrenda visione dei proprietari che vengono inquisiti in caso di reazione ASSURDO. Da Paese ormai sull'orlo di una crisi esistenziale. . E poi, il lavoro. Troviamo le famiglie con figli (trentenni) disoccupati, mentre dai luoghi in cui sono ricoverati I migranti escono giovani ben "conservati"!....difficile dare speranza ad un Paese che ha subito una lacerazione del tessuto sociale a causa della sinistra e del renzismo. Se non si prende atto di questo disastro, il progetto rischia di arenarsi.
Rincorrere la lega o i 5stelle non ci aiuterà…diamo voce a coloro che ci hanno sostenuto, presentandosi ai seggi per esprimere la propria preferenza, e al 50% degli abruzzesi che non si sono recati alle urne xchè senza riferimenti politici.

Cento anni fa l’appello ai Liberi e Forti di Don Luigi Sturzo.

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 IERI COME OGGI

“Errore è il credere che un partito esaurisca le sue forze nell’attività parlamentare o governativa. Quell’attività è una parte, la più visibile, la più rilevante, la più difficile e in determinate circostanze non è neppure la prevalente. Se pensassimo così, saremmo allo stesso livello della democrazia borghese che non aveva dietro di sé un partito ma le clientele. Un partito è per le idee che agita, per gli interessi morali e materiali che tutela, per l’azione riformatrice che crea”.  (Luigi Sturzo)

Cento anni fa, il 18 gennaio 1919, il Prete di Caltagirone Don Luigi Sturzo, con  “L’appello ai Liberi e Forti” imprimeva una svolta al panorama politico del Paese. I Cattolici, fino a quel momento impegnati solo nei Municipi, scesero in campo. Il loro impegno in politica, infatti,  era condizionato dal “Non Expedit”, imposizione con cui la Chiesa dopo l’Unità d’Italia aveva proibito ai Cattolici l’impegno diretto nella Politica parlamentare. Però, dopo la fine della prima Guerra Mondiale e con il Paese in una difficile condizione economica e sociale, non si poteva più stare a guardare. E così quel Prete di Caltagirone che, insieme ad altri, aveva stimolato in precedenza i cattolici ad occuparsi delle questioni relativi al governo dei Municipi (come li chiamava Sturzo), impresse una svolta forte. Un appello alla mobilitazione per creare un terzo polo tra il Raggruppamento liberal-borghere e quello socialista. La risposta arrivò alle elezioni Parlamentari dello stesso anno. Il Partito Popolare Italiano prese 100 parlamentari.  Cosa diceva Sturzo nell’Appello? Diceva che il Paese era segnato da una grave crisi post-bellica e che le forze liberali al Governo non erano in grado di risolvere, ammucchiati nei loro affari, nei loro interessi e nelle loro clientele. Dall’altra parte vi era una sinistra che ruotava intorno al Partito Socialista che si stava caratterizzando con una protesta violenta nelle fabbriche e nelle campagne. Una protesta che sfociava nella violenza sistematica, tanto che  il 1919/1920 venne definito  come il “Biennio Rosso”. Quell’appello fu l’estremo tentativo di imprimere una svolta al Governo del Paese, per trovare un equilibrio tra Conservazione liberal-borghese e rivoluzione socialista.  Vi erano idee tese alla salvaguardia delle libertà, delle autonomia locali, della scuola privata e la forza nella democrazia. L’ispirazione era cattolica, ma il Partito era aconfessionale. Tanto che nel nome non venne usato né il termine Cattolico né Cristiano. Da quel 18 gennaio 1919 partì una grande novità per il Paese. Una novità ricca di speranza, ma poi tutto finì in quella Marcia che, inizialmente, appariva come una specie di goliardica protesta. Tutti sappiamo come andò a concludersi. Finì la democrazia, finirono le libertà, vennero eliminati gli avversari politici (Matteotti venne ucciso, Sturzo fu costretto ad un ventennale esilio), e il Paese precipitò nella DITTATURA.

Ecco, a volte la storia maledettamente si ripete. Speriamo che non sia così anche questa volta!!!  

 

 

Licio Di Biase -

Coordinatore Regionale Democratici e Popolari per l’Abruzzo

 

                                            “Democratici e Popolari per l’Abruzzo”                       

                Via Conte di Ruvo, 139 - Pescara