LE DIFFERENZE TRA DRAGHI E CONTE

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LE DIFFERENZE TRA DRAGHI E CONTE

Chi ha mai visto Mario Draghi indossare un cappotto? Il freddo non impaurisce il nuovo presidente del consiglio, come da antica tradizione: alla Banca d’Italia c’era chi lo aveva soprannominato «l’atermico», per la sua capacità di resistere alle basse temperature senza indossare altro che una classica giacca, e privandosi pure di un maglione sopra la camicia. Molto meglio di «glaciale».

È da sottolineare che l’arrivo di Draghi ha reso felice il Quirinale anche per l’attitudine svizzera dell’ex numero uno della Bce di arrivare puntualissimo, anzi in anticipo, agli appuntamenti. Non si contavano più, sul colle presidenziale, le proteste per i continui ritardi di Giuseppe Conte, tanto che all’avvocato del popolo era stato appioppato un soprannome certo non elogiativo: «levantino».
Tra l’altro, si risparmierà molto grazie alla puntualità di Draghi e alla sua idiosincrasia per le riunioni notturne: niente più straordinari da pagare.

TERRACINA una ridente città costiera che si affaccia sul mar Tirreno a metà strada tra Roma e Napoli

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TERRACINA una ridente città costiera che si affaccia sul mar Tirreno a metà strada tra Roma e Napoli

Una leggenda attribuisce la fondazione della città di Terracina ad un gruppo di esuli Spartani, che fuggiti dalla loro patria, approdarono sulle coste del Tirreno, dove fondarono un villaggio. L’usanza di far cenare gli ospiti sulla terra nuda avrebbe dato origine al nome della città: Terra – cena che nel tempo si è trasformato in “Terracina”. La menzione storica di Polibio, nel primo trattato romano-cartaginese, la colloca sotto l’influenza romana, dapprima centro Ausonio, alla fine del VI secolo. In seguito fu occupata dai Volsci, che le mutarono il nome da “Tarracina” in “Anxur”. Ma furono i Romani a definire tutto l’assetto sociale, economico e urbano della città. Dall'XI secolo diventò proprietà ecclesiastica e proprio a Terracina, città di confine tra lo Stato Pontificio e il regno di Napoli si svolse il conclave che portò all'elezione a Sommo Pontefice di Urbano II, promotore della prima crociata.
Luigi Perroni, nato a Terracina, a stretto contatto con il mare, tra la gente del porto, non ha mai dimenticato le sue origini. Ha iniziato a scrivere versi per gioco e poi si è inserito tra coloro che considerano il proprio linguaggio un patrimonio da tramandare e da far apprezzare in tutta la sua ricchezza. Per far rivivere parole e tradizioni che altrimenti andrebbero dimenticate, per rinnovare i valori più genuini del proprio territorio. Vincitore di importanti riconoscimenti, in questa poesia invita un amico a tornare bambino e a salire con lui su un robusto albero per vedere quello che non esiste più: un meraviglioso prato che nessuno può distruggere perché esiste solo nella sua immaginazione di fanciullo. Sull’albero il tempo si blocca come per incanto. A levante si può ammirare una montagna sovrastata da un tempio antico, verso ponente il mare azzurro e prepotente come un corsaro. Non viene più voglia di scendere. Da lassù si rimane sospesi tra cielo e mare blu. Quanti bei momenti ha trascorso su quell’albero! Meriterebbe un monumento. Si rammarica perché non ha nemmeno una foto-ricordo. Ma che importa! Ce l’ha stampato a colori nella sua anima.

 

Ce sta nu prate

Azzécca, azzécca, viétte addecrià                   

azzécca, azzécca, se vò sunnà                                                                       

azzécca, spiccete, ca ju sole sta a calà                                                           

azzécca e vide, ma nen le raccuntà.                                                    

Ce sta nu prate ca tu nen po sapé                                                                  

ne’ sta pe tèra e manche ‘ncape a mé.                                               

Te sèrve na penéta mane ju mare                                                                   

e turnà arrète de tante premavère,                                                                 

tenéssa anzomma arreturnà mammocce                                                         

e capà n'arbere jérte e bèj massicce.                                                             

Fine a sope antutte ce tiéa ‘zzeccà                                                                 

e dope l'uteme fronne ju cape pruvà a caccià,                                 

te truvarai ammiézze a na spianata vérde                                                        

e ju pajése sotte è nu rumore ca se spèrde.                                                

I tiémpe tutt'anziéme fenisce de passà                                        

e stu giujèlle nisciune ju pò sfascià.                                             

A levante ce truve na muntagna                                                                                 

co nu tempie viécchije ca l'accumpagna,                                                        

vèrze punènte po ce vide ju mare                                                                   

azzurre e preputènte accome a nu curzare,                                         

de scégne abbasce nen ce piénze più                                                                         

remane appise tra cièle e mare blu.                                                                

Ce so passate cèrte bèi muménte,                                                

ca ce tenéssa fa nu monuménte,                                                

nen ce tènghe manghe na futugrafia,                                                               

ma j porte stampate a culore dénte l'alma mia.                                     .

Azzécca, azzécca, viétte addecrià                                                                  

azzécca, azzécca, se vò sunnà                  

 

Luigi Perroni

 

CHI VOTA 5STELLE ROVINA ANCHE TE. DIGLI DI SMETTERE

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CHI VOTA 5STELLE ROVINA ANCHE TE.  DIGLI DI SMETTERE

Ecco i fattori che evidenziano l’incapacità della classe dirigente 5Stelle/Pd di fronteggiare i problemi del Paese. 

Un Governo :

1 - che sperpera soldi per il reddito di cittadinanza

2 - che sperpera soldi per i navigator, che non sappiamo che fine hanno fatto

3 - che sperpera soldi per sostenere i migranti, che entrano nel nostro Paese come
e quando vogliono

4 - che sperpera soldi per ampliare le aule scolastiche, per poi (giustamente) chiudere le scuole

5 - che sperpera soldi per acquistare i banchi con le rotelle, per poi (giustamente) chiudere le scuole

6 - che sperpera soldi per i bonus vacanze, per poi ampliare il contagio

7 - che sperpera soldi per i bonus monopattini

8 – che sperpera soldi per l’app Immuni, che non funziona

9 – che riconsegna il 10% del valore delle transazioni elettroniche

10 – che rigenera l’economia con la lotteria a premi

Ecco, mentre questo Governo sperpera danaro pubblico i ristoranti, i bar, i negozi CHIUDONO. Questo è un Governo che sta distruggendo il nostro Paese e deve andare via al più presto.

Un Governo che sperpera soldi in questo modo

DEVE ANDARE VIA.

CHI VOTA 5STELLE ROVINA ANCHE TE.  DIGLI DI SMETTERE

Contro l'annessione di Spoltore e Montesilvano a Pescara

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La nostra testata è contro l'annessione di Spoltore e Montesilvano a Pescara e siccome nessuno ha il coraggio di dire che questa è una grandissima PUTTANATA, ci pensiamo noi. Non pubblicheremo su queste pagine tutte le questioni inerenti il processo di fusione e di sospensione della Democrazia e continueremo a sottolineare la non sostenibilità di questo processo.